Wi-Max: come una grande iniziativa può trasformarsi in una porcata.
UPDATE (15.01.2007) : Siamo settimi su Google !!!
UPDATE (17.01.2007) : Google ha declassato il posizionamento della notizia al dodicesimo posto
UPDATE (23.01.2007) : siamo ai primi posti!
Anche io mi accodo al coro sdegnato di tutti coloro i quali non vogliono che si ripeta il pasticcio UMTS anche con le frequenze del Wi-Max. Di cosa Parlo?
Ricordato la bagarre che si è scatenata per la vendita delle frequenze radio UMTS? Ebbene, è notizia di questi giorni che lo stato italiano, voglia vendere delle frequenze proprio per far spazio al Wi-Max.
Ma bando alle ciance, “copio-e-incollo” una parte del comunicato che il “neonato” Partito dei Pirati Italiano ha scritto sul proprio sito.
Da http://www.partito-pirata.it/?q=node/49
Wi-Fi e Wi-MAX come strumento di libertà
Fino ad oggi, per collegare un nuovo utente ad Internet è sempre stato necessario fare arrivare fino a casa sua un cavo in rame (come quello del telefono) od in fibra ottica. Questo vuol dire che per collegare ad Internet un cittadino che abiti lontano dai principali punti di accesso ad Internet può essere necessario stendere chilometri di cavo e spendere cifre esorbitanti. Per questo motivo, quasi tutta la popolazione italiana che vive lontano dalle grandi città è sempre rimasta esclusa da questa tecnologia e da tutti i vantaggi che essa comporta (ad esempio l’abbattimento dei costi di comunicazione voce che sono resi possibili dall’uso di sistemi VoIP come Skype o Gizmo).
La necessità di stendere del cavo ha creato dei problemi enormi anche a chi abita in città. Dato che stendere nuovi cavi in città comporta dei lavori di costo molto elevato (ottenere licenze, spaccare strade, stendere cavi, chiudere strade, etc.), in pratica tutti gli operatori, tranne Fastweb, si limitano a noleggiare i cavi esistenti da Telecom. Telecom sa di agire in regime di monopolio e fa i prezzi che vuole, a tutto svantaggio del mercato.
Una prima soluzione a questo problema è stato l’uso di sistemi Wi-Fi. Con questa tecnologia sono già state collegate ad Internet intere città, come San Francisco e Bologna, ed intere vallate, anche in Italia. Il Wi-Fi, tuttavia, soffre di alcune limitazioni tecniche che ne impediscono l’uso su distanze “geografiche” (diciamo, oltre il chilometro di distanza, per intenderci) e con bacini di utenza di dimensioni “metropolitane” (una piccola città od un grosso paese).
L’evoluzione del Wi-Fi nella direzione delle applicazioni “geografiche” e “metropolitane” è un nuovo standard noto come Wi-MAX. Questo standard permette di coprire una intera vallata alpina con un singolo ripetitore e di accontentare tutti i suoi abitanti.
Sfortunatamente, le frequenze usate da Wi-MAX sono di proprietà dell’esercito e solo a Dicembre 2006 si è raggiunto un accordo per liberalizzarle. Ora si pensa di assegnarle agli operatori commerciali con delle aste pubbliche molto simili a quelle usate per assegnare le frequenze dell’UMTS.
Perchè le aste sono una idea sbagliata?
(pull) Il caso dell’UMTS ha reso evidente il motivo per cui mettere all’asta le frequenze è una pessima idea(/pull): gli alti costi dell’asta devono poi essere scaricati sull’utente finale e, di conseguenza, trasformano in un prodotto di lusso, accessibile a pochi privilegiati, quella che avrebbe dovuto essere una soluzione tecnica destinata ad abbattere i costi di connessione ed a favorire i meno abbienti.
Non solo, questa situazione esclude dal mercato i piccoli operatori e, di conseguenza, rinforza ulteriormente la posizione di mercato ed i privilegi delle grandi aziende del settore.
Il fardello storico dell’UMTS
Nonostante il fatto che le aste siano una idea palesemente sbagliata, è molto probabile che venga intrapresa ugualmente questa strada per assegnare le frequenze del Wi-MAX. Il motivo è ovvio: se si liberalizzasse l’accesso alle frequenze del Wi-MAX, chiunque, con pochi soldi, potrebbe fare concorrenza alle grandi aziende che operano nel settore della telefonia e che usano lo standard UMTS. Queste aziende hanno pagato decine di milioni di euro per avere quelle frequenze e non vogliono certo vedersi rubare il mercato dai primi arrivati.
A questo punto, è chiaro che gli interessi di queste aziende sono palesemente in contrasto con gli interessi della comunità e dei consumatori. Di conseguenza, è necessario far sentire la propria voce per impedire che, ancora una volta, sia il più debole a dover soccombere.
Per la lettura intera del comunicato sul Wi-Max vi rimando alla pagina originale (linkata alla parola Wi-Max).
Se leggerete tutto il comunicato, capirete anche il perchè di questa mio strano modo di linkare la parola Wi-Max
!!!
Aderite in tanti, solo così potremo farci sentire !!!
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